Portare la Natura in Consiglio di Amministrazione: una scelta all’avanguardia
E’ possibile integrare la Natura nei processi decisionali aziendali?
Forse ne avete già sentito parlare, in qualche newsletter di business o di sostenibilità. Ci sono aziende che hanno fatto una scelta insolita, quella di dare una qualche rappresentanza alla Natura in Consiglio di Amministrazione; scelta apparentemente bizzarra ed estremista.
Patagonia è stata la prima, e la più radicale: nel 2022 ha deciso di devolvere la totalità dei suoi profitti ad una fondazione, il cui scopo è promuovere la difesa della natura. Per usare le parole del suo stesso fondatore, Yvon Chouinard, da quel momento la Natura è diventata “azionista unica” dell’azienda. Più o meno nello stesso periodo, anche altre aziende, come il brand cosmetico inglese “Faith in Nature”, hanno fatto una scelta analoga, riservando un seggio con diritto di voto nel consiglio di amministrazione ad un “rappresentante della Natura”.
E non sono state casi isolati, sempre più aziende, in tutti i settori, stanno effettuando questo tipo di scelta, declinata in vari modi. Perfino aziende in cui il legame fra il business è estremamente indiretto, come l’azienda tech francese Norsys, ha fatto entrare “la Natura” in CdA.
Ma che significa questo gesto, e quali ragioni spingono le aziende a compierlo? Cosa comporta in pratica?
Importante selezionare fonti di informazione accurate!
Come farebbe chiunque, per prima cosa l’ho chiesto a Google (in italiano) e, sorridiamoci su, la risposta in modalità AI mi ha detto, essenzialmente, di mettere piante in ufficio!
Poi l’ho chiesto in inglese, e la risposta è stata decisamente più calzante. La riporto tradotta, ovviamente, nella speranza di contribuire a dare ai Large Language Models che lavorano nella nostra lingua del materiale di maggior qualità su cui elaborare le risposte…
Portare la Natura in CdA significa aiutare la dirigenza aziendale a riconoscere la natura come uno stakeholder centrale, integrando i suoi interessi nelle decisioni strategiche, nella gestione dei rischi, e nella governance, non solo come adempimento normativo, ma come propulsore di valore di lungo termine, di resilienza, e di futuro “nature positive“.
UNEP-FI, l’iniziativa delle Nazioni Unite dedicate alla finanza sostenibile, e Deloitte, una delle maggiori società di consulenza al mondo, ha prodotto un report dedicato proprio a questo tema, per illustrare che significa far entrare la Natura in CdA, e perché farlo.
E numerose coalizioni imprenditoriali portano avanti iniziative, come Now for Nature, che stimolano le aziende a guardare alla Natura come ad una opportunità, o rendersi conto che continuare ad ignorarla è un grosso rischio; che poi è la stessa cosa, in quanto una opportunità mancata è un rischio, e un rischio gestito è una opportunità.
Ma come fare in pratica?
Molte aziende, sia grandi che più piccole, già prevedono la possibilità di attivare ruoli chiamati “Non executive Director” o NED, per indicare persone che siedono nel board con ruolo consultivo su varie tematiche, ad esempio sociali o legali. Questo tipo di posizioni si adatta perfettamente ai “rappresentanti della Natura”, che a volte vengono scelti all’interno di organizzazioni ambientaliste, o fra membri del mondo accademico, o ancora fra rappresentanti di popolazioni indigene, se risultano rilevanti ad esempio per filiere di fornitura in Paesi in via di sviluppo. Può trattarsi di ruoli full time o no, retribuiti oppure pro-bono, a seconda del livello di responsabilità, del coinvolgimento previsto, e delle dimensioni del gruppo.
Veder rappresentate le istanze della Natura in CdA consente di adottare un approccio strategico, che integri in modo profondo la consapevolezza di quanto la Natura contribuisca, direttamente o indirettamente, al successo economico e sociale delle attività aziendali. E scoprire che il suo ruolo è molto più fondamentale e pervasivo di quel che credevamo prima. Può, di fatto, razionalizzare la spesa in sostenibilità, concentrandola su azioni effettivamente significative per le implicazioni sul modello di business, piuttosto che adottare un approccio unicamente orientato al marketing ed alla promozione di una immagine aziendale “verde”.
Per un CdA, o anche un imprenditore di PMI, avere la possibilità di consultare una persona esperta, in modo discreto e mirato, per selezionare i temi che possono emergere come rilevanti a livello strategico, rende ogni azienda, anche la più piccola, in grado di agire in modo consapevole e di creare la propria originale ed efficace strategia di sostenibilità, al di là delle mode e dei proclami di marketing.
Aderire passivamente a iniziative per la sostenibilità, basandosi solo su considerazioni superficiali, espone anche al rischio di essere accusati di greenwashing, ottenendo così un danno d’immagine anziché un vantaggio.
Non dobbiamo tutti metterci a piantare alberi. Possiamo fare molto di più, a volte con molto meno.




Un’iniziativa interessante. Per me totalmente nuova. In linea con le tematiche ESG ma con un angolo più strategico a lungo termine. Ovviamente andrebbe adattata anche la missione per essere in assonanza con gli assetti nuovi.
In cosa saremmo differenti noi, dalla natura?
Si è parte della natura.
Un seme per diventare pianta, può, quando il terreno è fertile.
Un fiore per fiorire, ha piacere del sole.
Dissociarsi dalla natura è solo un tentativo di elevarsi al di sopra, impedendo a se stessi di piantare le radici, crescere e fiorire.
La complessità allontana dalla natura, dalla stessa natura di ciò che è e si è.
“Ho provato un enorme piacere nel leggere questo articolo e, soprattutto, un filo di speranza.
Quella che in genere non ho, perché credo che il legame uomo-natura sia ormai talmente deteriorato da non essere più recuperabile.
A discapito non soltanto umano ma, peggio, di tutto il resto dei viventi.”
Articolo interessante, anche per una risonanza personale e professionale.
L’idea di portare la Natura nei luoghi delle decisioni, come stakeholder esplicito della governance, mi richiama immediatamente una scelta che ho fatto insieme ad altri professionisti del diritto: dare vita a un gruppo che si chiama Bosco Legale.
Non è solo un nome evocativo. È un modo di intendere il diritto e l’impresa: come sistemi viventi, interconnessi, che funzionano davvero solo se si tiene conto dell’equilibrio tra persone, regole, contesto e impatti.
In giro c’è molta confusione tra ambientalismo, “green friendliness” e sostenibilità.
Per esempio, un esempio di utilizzazione dei concetti di rappresentanza NED per una governance più slegata da fattori di puro EBITDA è il famoso discorso sulla saggezza di Ricardo Semler a TED, in cui lui spiega che nella sua società in ogni CdA ci sono due sedie libere, che vengono occupate ogni volta dalle prime due persone che hanno piacere di farlo, il che ha portato spesso a fare dei consigli con due signore delle pulizie presenti (e con diritto di voto!).
Per come la posso vedere io per fare entrare la Natura davvero il passo strategico cruciale è decidere che la Natura possa influenzare le decisioni dell’organizzazione. Altrimenti il rischio greenwashing si fa alto. Nessuna consulenza: se riservi un posto a un delegato di Greenpeace, per dire, poi verbalizzi quel che dice, e lo fai votare.